Il Pianeta di Spiff

La Terra vista da qui non sembra una palla - Appendice

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lunedì 8 giugno 2009

a.e.

Stimabile soprattutto per la sua intelligenza:

lunedì 20 aprile 2009

say cheese

domenica 12 aprile 2009

l'evoluzione nel porno

Per gli amanti del genere hard non è una novità. Per tutti gli altri ecco lo schema che esplica l'evoluzione nei film porno dal 1960 in poi:

martedì 7 aprile 2009

zamenhof

Senza guardare su Wikipedia (o altre enciclopedie), chi sa chi sia Ludwik Lejzer Zamenhof?

mercoledì 14 gennaio 2009

made in ussr

Immagini, poster, francobolli, libri per bambini... dalla lontana Unione Sovietica quando era ancora l'Impero del Male.

domenica 28 dicembre 2008

l'evoluzione di photoshop

Com'è cambiata la barra degli strumenti del famoso programma di grafica.

lunedì 24 novembre 2008

si wa wata wa

Si Wa Wata Wa, anziano dell'etnia Zuni. Fotografia del 1903. E scusate se è poco.

martedì 29 aprile 2008

digicamhistory

Pare che la prima idea di macchina fotografica sia di Leonardo. Nel Codice Atlantico è riportata la descrizione di una camera obscura, una scatola chiusa in cui la luce proveniente dall'esterno, atrtaversando un buchetto nella scatola stessa, riflettendosi su una eventuale parete sensibile opposta al foro, riproduce l'immagine.
Questa ed altre mille mila notizie si trovano su DigiCamHistory, un sito in inglese che riporta foto e storia di numerosissime macchine fotografiche da Leonardo sino ai giorni nostri.

martedì 25 marzo 2008

scuolabus

mercoledì 20 febbraio 2008

nave da guerra

Una splendida stampa di un bastimento da guerra.

mercoledì 5 dicembre 2007

monongah

Storia di povertà, disperazione, emigrazione, sfruttamento, morte.
Storia che fa pensare.


Era il 6 dicembre 1907.

venerdì 9 novembre 2007

quando non c'erano i satelliti


A quanto pare i Cinesi avevano già scoperto l'America. Era il 1418.

link

mercoledì 7 novembre 2007

la prima

Forse non tutti sanno che la (presunta) prima vittima di un incidente stradale fu la scienziata autodidatta Mary Ward. Nata nel 1927 in una famiglia dedita alla ricerca e alle scienze, Mary ricevette la sua istruzione in casa. Grazie al cugino William Parson, che stava costruendo il più grande telescopio riflettore del mondo, si appassionò di astronomia (fu anche grazie alle foto della moglie del cugino e ai disegni di Mary che in seguito fu possibile restaurare il telescopio).
La Ward si dilettava anche a ritrarre insetti che osservava grazie ad una lente. Per questa sua altra passione il padre le comprò un microscopio da cui esplose una fruttuosa e instancabile curiosità. Lesse di cosa avrebbe potuto scoprire con un telescopio e si creò una collezione di vetrini. Probabilmente, al tempo, era la persona più preparata nel campo della ricerca al microscopio.
Al tempo le università non accettavano le donne, ma Mary scriveva e si informava direttamente dalle riviste scientifiche e dagli scienziati stessi. Quando il cugino, nel 1848, divenne presidente della Royal Society, Mary lo andava a trovare a Londra ed era circondata di scienziati.
La Ward fu una delle tre uniche donne nell'indirizzario della Royal Astronomical Society (le altre erano la regina Vittoria e la scienziata Mary Somerville).
Quando Mary pubblicò il suo primo scritto, "Sketches with the microscope" (Disegni con il microscopio), ne fece stampare solo 250 copie perché riteneva che, essendo donna, non avrebbe avuto un gran riscontro. La pubblicazione andò presto esaurita e l'editore ne fece la ristampa. Tra il 1858 e il 1880 le ristampe furono otto.
La Ward scrisse altri due libri (di cui uno era una guida all'astronomia per principianti), vari a articoli e fu illustratrice per articoli e libri di altri scienziati.
Mary Ward morì sotto l'auto a vapore costruita dal figlio del cugino William: fu sbalzata dal sedile e finì con la testa sotto le ruote del veicolo.
Il microscopio di Mary, gli accessori, i vetrini e i libri sono ora esposti al castello di Ward, la dimora del marito.

sabato 29 settembre 2007

evoluzione del desktop

Gennaio 1984: Macintosh System 1


Aprile 1985: Macintosh System 2


Novembre 1985: Microsoft Windows 1.0



Gennaio 1986: Macintosh System 3


Marzo 1987: Macintosh System 4


1987: Macintosh System 5


Dicembre 1987: Microsoft Windows 2.0



Aprile 1988: Macintosh System 6


Maggio 1990: Microsoft Windows 3.0


Maggio 1991: Macintosh System 7


Agosto 1992: Microsoft Windows 3.1


Agosto 1992: Macintosh System 7.1


Marzo 1995: Macintosh System 7.5


Agosto 1995: Microsoft Windows 95


Luglio 1997: Mac OS 8


Giugno 1998: Microsoft Windows 98


Luglio 1998: KDE 1.0


Ottobre 1999: Macintosh System 9


Ottobre 2000: KDE 2.0


Settembre 2001: Mac OS X 10.1


Ottobre 2001: Microsoft Windows XP


Novembre 2005: KDE 3.5


2005/2006: Mac OS X 10.5


Gennaio 2007: Microsoft Windows Vista


link

sabato 22 settembre 2007

la straordinaria vita di pina cuticchio, pupara rivoluzionaria

di Ivana Musiani



ino a quando non ha compiuto ottant'anni, la straordinaria figura di Pina Patti Cuticchio sarebbe rimasta circoscritta alla cerchia di figli, nipoti, estimatori e cultori del Teatro dei pupi siciliani, al quale ha dedicato tutta la sua esistenza: per amore, avendo sposato giovanissima un puparo e poi per passione e, infine, per aver portato al suo interno una profonda rivoluzione, semplicemente scaturita da ragioni pratiche e di buonsenso. Un recente volume, Tra le tele dell'Opra , a cura di Roberto Giambrone, giornalista e critico di teatro, con testi di Mimmo Cuticchio, il più celebre dei suoi figli, Guido Di Palma, docente di storia della regia e storia dello spettacolo e Anna Maria Ruta, studiosa di letteratura e arte siciliana, ne ripercorre il lungo e impervio percorso. «La vita di mia madre - racconta Mimmo Cuticchio nella prefazione - soprattutto in gioventù, è stata assai difficile. A questo proposito lei, di tanto in tanto, ama dire che nella sua vita ha visto l'inferno, il purgatorio e il paradiso. La sua è stata un'esistenza di girovaga in un periodo dove nei paesini dell'entroterra o lungo la costa siciliana non c'erano alberghi, trattorie o ristoranti, dove di giorno il teatro diventava la nostra casa e la casa, di sera, diventava teatro, mentre i figli, aiutati da una mammana , nascevano in un letto organizzato con tavole, trespoli e materassi di lana, situato dietro la struttura dei teatrini, dove i pupi - cristiani e saraceni, giganti e nani, donne, bambini, vecchi, mercanti, pescatori, banditori, pupi di farsa, assieme a cavalli, draghi, sirene, serpenti, arpie, ippogrifi - appesi sui listoni murati tra le quinte, con i loro sguardi espressivi, erano testimoni di ogni nascita».
Pina aveva soltanto quindici anni - le foto dell'epoca la ritraggono bellissima, capelli corvini, occhi espressivi, nerissimi - quando, attratta dal mondo magico dei pupi, si infila in un androne del quartiere Brancaccio di Palermo dove Giacomo Cuticchio, anche lui giovanissimo, aveva improvvisato un teatrino di pupi: «io l'andavo a vedere e mi sono innamorata, di lui e dei pupi. Ci siamo sposati, ma poco dopo mio marito è partito militare e ha lasciato l'attività, che abbiamo ripreso quando è tornato».
La casa dove vive Pina, rimasta sola, diciassettenne e in attesa del primo figlio, è distrutta da un bombardamento. Sotto le macerie finiscono anche i pupi. Il giovane marito la viene a riprendere e la conduce ad Augusta, sul monte Cipollazza, dove si trova la sua caserma.
Nel frattempo, in Sicilia sono sbarcati gli americani, anche Augusta viene bombardata. «Ci riparammo in una grotta, così bassa che non ci stavo in piedi, era come una tana, ma era un riparo dalle schegge delle bombe. Da lì vedevamo tutto il porto: gli aerei buttavano le bombe e affondavano le navi, il mare diventava un fuoco, si sentivano le urla dei soldati che morivano… Mio marito, che era ancora in servizio, ogni tanto scappava per tornare da me con la gavetta piena di roba da mangiare». La situazione si fa pericolosa, tra «cannoni, bombe, cani poliziotto, nazisti, fascisti, soldati italiani… e tutti facevano la spia vendendosi per niente». Così Pina e Giacomo decidono di scappare, dovendo percorrere lunghi tratti senza case né anima viva. Ogni tanto incrociano jeep alleate, e da una di queste facendosi intendere a gesti, riescono a raggiungere Palermo, appena in tempo perché Pina metta al mondo la sua prima figlia. L'attività teatrale viene ripresa, con gli stessi pupi che, dopo il bombardamento, erano stati estratti dalle macerie e affidati alla madre di Pina. Gli spettatori però erano pochi, perché la gente ancora non era rientrata in città, e lei si mette a vendere il pane. Quanto agli spettacoli, non erano i giornali, ma il passaparola a darne l'annuncio e il luogo della rappresentazione era un locale affittato temporaneamente; per insegna, una lampadina che quando s'accendeva voleva dire che la recita andava a cominciare.
Per trovare nuovo pubblico, o meglio, quegli anziani ancora affezionati alla tradizione dei pupi (a Palermo i giovani preferiscono il cinema) Giacomo e Pina si spostano di paese in paese, dove nel frattempo nascono altri sei figli. Lei si prende cura sia della famiglia che dei pupi: «ho sempre aiutato mio marito a preparare i vestitini, a cucirli, a ripararli. I pupi, nei combattimenti, si rovinano un po' e ogni tanto anche i vestitini si devono risistemare e quando sono vecchi si devono cambiare. Dei pupi ci si prende cura come se fossero figli».
Per ragioni pratiche, a Pina toccava anche il compito di vendere i biglietti, e questa fu la prima involontaria rivoluzione da lei introdotta nel mondo del teatro dei pupi, fino a quel momento frequentato da un pubblico esclusivamente maschile. Il fatto di vedere alla cassa una madre di famigia circondata dai suoi figlioli, incoraggiò gli uomini a portare le loro donne ad assistere ai combattimenti dei Paladini di Francia contro i Saraceni. L'altra rivoluzione, invece, fu più consapevole: anche al suo interno il teatro dei pupi era un universo maschile, e lei fu la prima donna a mettere mano alle scenografie, sia pure ancora una volta per necessità.
Il teatro dei pupi non può fare a meno dei cartelloni: quelli che servono da fondale, e quelli che vengono appesi con un cordino sulle piazze dove si svolgerà lo spettacolo per anticiparne il tema. Ne occorrono sempre molti, e per questo c'erano gli specialisti, tutti residenti a Palermo. Quando Giacomo Cuticchio operava nei paesi, doveva prendere la corriera per andare nel capoluogo, ma era una gran perdita di tempo e fatica. Allora la moglie gli propose di dipingerli lei, i cartelloni, ma lui le rispose che «la pittura era cosa da maestri e non da analfabeti». Pina non insisté, ma alla prima occasione andò alla Vucciria, dove c'era un colorificio che vendeva colori a terra, e comprò l'occorrente, avendo avuto modo di osservare i "maestri" all'opera. Dopo molti tentativi, riuscì a confezionare il suo primo cartellone. Al marito lo presentò come creazione d'un tale che l'aveva lasciato in visione per un eventuale acquisto. Lui approvò il cartellone, ma trovò strano che in un paese dove tutti sapevano di tutti ci fosse qualcuno che confezionava cartelloni in incognito. Allora Pina fu costretta a confessare il suo segreto e «da quel momento - sono parole di Mimmo Cuticchio - mia madre non si sarebbe fermata più, i suoi lavori venivano apprezzati da tutti, soprattutto dai forestieri, che chiedevano a mio padre un pezzo autentico».
Finiti i tempi duri, quando tutta la famiglia Cuticchio spesso era costretta a dormire sul palco dove i pupi avevano appena smesso di duellare, ora che l'Onu ha riconosciuto l'opera dei pupi patrimonio dell'umanità e l'Associazione Figli d'Arte Cuticchio è richiesta in tutti i continenti, Pina ha continuato a dipingere, traducendo in immagini di poetica fantasia le nuove storie che il figlio Mimmo ha in progetto di mettere in scena. Una Madonna dipinta da Pina è persino finita su un altare e davanti a lei i fedeli si inginocchiano a pregare.

Tratto da Liberazione settimanale del 04/03/2007